La nascita del Cristianesimo a Piacenza
Attraverso la pubblicazione dell' articolo di Tiziano Fermi sul "Nuovo Giornale" del Gennaio 2002 sulla prima cattedrale esponiamo in breve la problematica storiografica delle origini della diocesi di Piacenza; tutto questo è ancora una volta legato al nostro territorio, nella nostra UP si trovano certamente le radici del cristianesimo a Piacenza.
LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO A PIACENZA: LA PRIMA CATTEDRALE
In questa pagina di storia
della chiesa cercheremo di analizzare il nodo storiografico della prima
cattedrale di Piacenza; la problematica ruota attorno all’ubicazione del
complesso episcopale, alla dedicazione della prima cattedrale e alle figure dei
primi vescovi della stessa chiesa diocesana. Se infatti per la storiografia
secentesca, settecentesca e ottocentesca non vi sono dubbi sul fatto che la
prima cattedrale corrisponda, secondo quanto sostenuto dallo storico Campi,
all’antica basilica di S.Antonino, tutti gli storici contemporanei ribadiscono
le perplessità sull’esistenza di un complesso episcopale originario al di fuori
delle mura. Partendo dalla teoria di G.Monaco, che per primo, nel 1973 sollevò
tale questione (cfr. convegno di studi per l’850°anniversario della fondazione
della basilica cattedrale) per passare allo studio di G.Wataghin Cantino, che
relazionando i casi di molte città emiliane lombarde e del nord Italia, fra cui
il caso più significativo risulta quello della città di Milano (ma potremmo
citare anche Aquileia, Trieste…), evidenziava che un complesso episcopale non
poteva trovarsi oltre le mura. I luoghi di sepoltura in epoca romana erano
invece al di fuori delle mura, secondo il diritto romano stesso, e qui erano
ubicate le chiese cimiteriali luogo di sepoltura dei vescovi fino all’VIII sec.
Le aree cimiteriali nel IV secolo dovevano essere tre: una dove sorge ora la
basilica di S.Antonino, una dove si trova la basilica di S.Savino (l’antica
basilica dei XII apostoli, luogo di sepoltura di Savino ma anche di Mauro e
Floriano suoi successori) e una presso la chiesa di S.Margherita; è importante
ribadire che solo con la cultura cristiana si avvierà l’adorazione della
reliquia, del corpo del defunto, mentre per i romani il cadavere era qualcosa di
spaventoso, da allontanare. A proposito è da citare anche lo studio di
J.P.Picard: "sarebbe un grave errore immaginare che la chiesa ove è sepolto un
vescovo fosse la sua cattedrale”. Altro elemento importante va visto
nell’elemento che nei primi secoli della diffusione del cristianesimo ogni
diocesi aveva un solo battistero, che doveva sorgere nelle vicinanze della
cattedrale (i documenti esistenti dimostrano che a Piacenza fino al concilio di
Trento non si battezzasse in altro luogo oltre alla Cattedrale, al contrario
nessuna testimonianza cita la basilica di S.Antonino come luogo ove si
battezzava fino all’epoca della controriforma). Gli scavi del 1857 per erigere
la colonna all’Immacolata nella stessa piazza Duomo hanno poi evidenziato una
struttura ottagonale, con il suo pavimento musivo, forma oggi ricalcata dalla
cancellata stessa del monumento: questo dovrebbe essere stato il primo
battistero. Nel 1972, mentre si svolgevano i lavori di restauro, nel cortile
dell’episcopio furono trovati resti di un pavimento musivo, stimati sempre del
IV sec.; solo un disegno fornisce informazioni su quei resti di cui non esiste
purtroppo nessuna documentazione fotografica. Osservando questi dati
mons.Ponzini, responsabile dei Beni culturali della diocesi, giunge a sostenere
il fatto che il complesso episcopale si trovasse già dal IV secolo nell’attuale
zona di piazza Duomo. Così accanto al battistero doveva sorgere la Ecclesia
maior dedicata al SS.Salvatore, oltre alla Domus episcopalis, residenza stessa
del vescovo (così era anche a Milano e ne dà testimonianza una lettera di
S.Ambrogio alla sorella). La tesi di S.Ambrogio, che vede nel martire colui che
ha vissuto in modo perfetto la passione di Cristo, che attraverso la
celebrazione eucaristica si rinnova (cfr. studi di A. Vauchez), fu seguita da
numerosi vescovi in tutto il nord della penisola italica. Egli a Milano aveva
riesumato i corpi dei SS.Gervasio e Protasio, per collocarli sotto l’altare
della basilica Martyrum, dove poi egli stesso si farà seppellire, dando nuova
intitolazione alla basilica (l’attuale S.Ambrogio). S.Savino, attorno al 388,
preparò ed attuò con grande cura una “inventio”del corpo di S.Antonino, (la
relazione della traslazione dà testimonianza di questo dicendo che furono
presenti ben sei vescovi) e dall’ipogeo ove ora si trova S.Maria in Cortina fu
portato nella basilica vittoriana. La basilica vittoriana, poi di S.Antonino,
non fu mai sede cattedrale, (forse in epoca gotica fu annessa al complesso
episcopale) assunse la tipologia del Martiryon già per volontà del vescovo
Vittore, che lì si era fatto seppellire. Avanzando nei secoli particolarmente
significativo a proposito della storia della nostra diocesi risulta il sec.VIII,
in epoca longobarda, quando anche a Piacenza erano giunti il culto di S.Giustina
di Padova e S.Giovanni evangelista: per la prima volta in un diploma di Carlo
Magno dell’803 appare il nome di Giustina fra i patroni della diocesi. Risale
all’epoca longobarda anche la costruzione della cattedrale di S.Giustina (più o
meno dove si trova ora la cripta della Cattedrale) accanto a cui era sorto
S.Giovanni de Domo, nell’anno 758, per volontà del vescovo Desiderio,
particolarmente devoto, secondo il Campi, al santo evangelista; il nome stesso
de domo fa ritenere che sorgesse appunto a fianco della domus episcopalis,
costituendo la ecclesia minor del complesso. Un documento dell’888 conservato
nell’archivio della Cattedrale, (poi inserito da Dal Verme nel ”Indice
cronologico”) analizzato da P.Piva, testimonia proprio l’esistenza di due
edifici di culto distinti nel complesso episcopale; lo stesso documento
smentisce l’esistenza nel complesso di una chiesa dedicata a S.Apollinare, al
quale era intitolato solo un altare nella chiesa di S.Giovanni de Domo. Per
lasciare spazio al cantiere della nuova Cattedrale (quindi agli inizi del XII
sec.) fu demolita la prima campata della chiesa di S.Giovanni, completamente
abbattuta nell’anno 1544, per allargare il perimetro della piazza. La ecclesia
maior di S.Giustina doveva essere di stile basilicale, lunga quanto l’attuale
cripta( circa 24 metri), di una modesta larghezza; crollò a seguito di un
terremoto nel 1117 quando aveva già accolto le reliquie della santa (che,
ricordiamo, giunsero il 17 agosto 1001). Ma quelle reliquie appartengono al
corpo di S.Giustina di Antiochia, quindi nel corso dei secoli la venerazione in
cattedrale, e perciò nella diocesi, passò da S.Giustina di Padova, a cui
dedicavano luoghi di culto i longobardi, all’omonima santa di Antiochia. Gli
studiosi occupatisi del complesso problema delle origini della chiesa piacentina
ritengono di aver aperto una nuova strada per la storiografia piacentina, una
strada in gran parte ancora da percorrere.
( da "Il Nuovo Giornale", gennaio 2002)